Jadran III
Nautor's Swan 41/044

JADRAN alla partenza dlla regata Rimini Corfu' Rimini, 2004
JADRAN in regata, domenica 9 novembre 2003

 

1976
Disegno S&S  n° 2150
LOA m. 12.50
LWL m. 9.22
BEAM m. 3.64
DRAFT m.1.98
Stazza: Kg. 8.100
Superficie velica: mq. 68.8
Motore: Perkins 4 108

Un Sogno

Ci sono storie che davvero uno non sa da dove cominciare. Soprattutto se si ha la pretesa di non tenerle per se e che altri le leggano. In genere in questi casi mi trovo a contemplare il foglio, o in questo caso lo schermo, chiedendomi se sarà meglio parlare di eventi intensi e recenti, o sviluppare un percorso conseguente che porti il lettore a comprendere al meglio la situazione attraverso il concatenarsi, e il succedersi delle cose nel corso degli anni?

Inizierò da un fatto che con le vicende che intendo raccontare ha forse poco a che fare, e che immagino possa poco riguardare chi legge. La mia speranza è che così facendo i lettori che non perderanno la loro attenzione nel leggere queste pagine, saranno i più motivati e più adatti a condividere questa che in fondo è una questione di cuore.

Nell’estate del nuovo millennio, forse un po’ trascinato dal vento del nuovo e del positivo che a me, e a quelli tra di voi come me, ottimisti, l’anno nuovo aveva portato, presi la decisione di liberarmi del vizio del fumo. Tutto sommato ormai mi sentivo un paria, e non avevo ragione vera di perseverare in quello che ormai aveva anche cessato di essere un piacere. Aiutato in questo dalla consapevolezza della mia dipendenza dalla nicotina decisi di procedere con tutte le armi disponibili dalla preparazione teorica, all’autotraining, dalle diete specifiche ai farmaci di ultima generazione. Dopo una preparazione di un paio di mesi il 28 luglio del 2001, io e il mio amico Maurizio, accendemmo insieme la nostra ultima sigaretta. Inevitabilmente il mio pensiero corse alla prima…

Il Principio

Nel 1978 si era da poco scoperta la magia delle isole greche dello Ionio Settentrionale. Io diciottenne ero seduto nella piazza del porto di Paxos e guardavo alle due del pomeriggio i pochi tavoli della taverna dove avevamo deciso di bere un aperitivo. In quegli anni accanto all’ebbrezza  delle regate sulle piccole barche, iniziavamo a coltivare il piacere ed il fascino quasi hemingwaiano della navigazione a vela in altomare. Avevamo vacanze lunghissime di un nostro quasi coetaneo baciato dalla fortuna di possedere una barca a vela di 10 metri.

Accanto al rito della navigazione cercavamo di ricalcare con meticolosità le caratteristiche vere o presunte di marinai di alto mare dedicandoci all’alcool, alle donne e alla letteratura. Queste pratiche tutte seguite in ordine confuso, e a volte in aperto conflitto, ci portavano alla fine in uno stato di indecisione tra il navigare senza scalo e il cedere alle seduzioni dei porti, finendo quasi sempre per abbracciare la seconda opportunità quando ormai o i bar erano chiusi o le ragazze più carine tutte altrove..

Quella mattina di agosto il bar era aperto, ed avevamo avuto la fortuna di trovare un barman all’altezza dei nostri miti letterari. Fu infatti mentre sorseggiavo il mio secondo martini cocktail, a stomaco rigorosamente vuoto, che il mio amico mario tirò fuori un elegante pacchetto di sigarette di stile liberty con un cammello disegnato, estrasse una sigaretta e l’accese. Sino ad allora avevo sempre provato disgusto per il fumo, trovavo insopportabile l’odore del tabacco, e non appena provavo ad aspirare una sigaretta iniziavo una frenetica serie di colpi di tosse.

Ma quella volta, trovandomi a favore di vento, senti il fresco profumo del tabacco non ancora bruciato. Pensai forse se fumo una sigaretta senza aspirarla la troverò piacevole. Così chiesi al mio stupito amico di darmi una delle sue Camel senza filtro. L’accesi, e ne aspirai la prima boccata. Per la prima volta nella mia vita non feci un solo colpo di tosse. Invece sentii un’onda di calore partirmi dalle estremità verso il cervello, mentre tutti i segnali percettivi diventavano un po meno nitidi. Avevo iniziato a fumare…

Un Colpo di Fulmine

Quella fu solo la prima di una serie lunghissima di sigarette. Sembra quasi una beffa che molti anni dopo, e proprio quando avevo ormai smesso di fumare il fumo, anzi il fuoco, decidesse di colpirmi.

Erano le 15.30 del 18 settembre 2001, nessuno di noi probabilmente aveva capito cosa sarebbe cambiato dopo ground zero, io come molti stavo facendo ancora i conti con la paura, e cercavo di fare in modo di consentire il massimo della normalità alla mia vita compatibile con lo sdegno per l’atrocità. Insomma come per tutti non era un bel momento.

Quel giorno un rappresentante di una grande società interessata ad affidarci i propri prodotti era venuto a trovarci.

Io sono socio di una piccola società specializzata in sistemi di osservazione della terra da satellite, e la riunione ormai volgeva al termine. A un certo punto la mia segretaria pallida in volto entrò nella sala riunioni, si avvicinò al mio diretto re marketing balbetto qualche parola ed usci di fretta.

Enrico si avvicinò a me con il sorriso di quando vuole spiegare ad un cliente il bug di un nostro software e disse, guarda che hanno chiamato dal circolo pare che un fulmine abbia danneggiato alcune barche, la tua sembra a posto ma meglio che vai…

Fortunatamente i miei uffici distano 50 metri dal mio ormeggio, un corsa lungo le scale, un saluto frettoloso al francese esterrefatto, e sono al circolo. L’arrivo non promette nulla di buono in lontananza vedo una colonna di fumo nero e delle fiamme alte di colore arancione, un auto dei pompieri impotente è arrestata all’inizio del pontile galleggiante …

Una lunga striscia di fuoco si alza da copriranda della mia barca.

Non so bene come descriverlo ma come mi hanno poi spiegato un motoscafo cabinato, due barche sopravvento alla mia, aveva preso fuoco,  a causa del vento questo si era propagato alla sovrastruttura del motoscafo che mi era accanto, infine alcuni teli di vetroresina incendiata avevano appiccato fuoco alla mia randa.

Al mio arrivo il peggio era passato dopo un primo momento di vero mancamento ho iniziato a cercare di quantificare i danni. In realtà la barca prontamente allontanata dall’unico marinaio in servizio non aveva per fortuna riportato danni allo scafo. La coperta in teak sul lato sinistro riportava delle bruciature sparse così come l’elegante tughetta e i vetri laterali avevano accusato il colpo. La randa non esisteva quasi piu insieme alla dog house e ovviamente a tutte le cose di plastica o in polimero. Il tender ancora gonfio a prua aveva un po’ riparato la prua dall’incendio ma si era disintegrato.

Ormai il vento soffiava di meno, il cielo si era aperto e proprio sulla prua della mia barca si era aperto un fantastico arcobaleno. Non so come ma in quell’istante capii che Jadran era salva e sarebbe ritornata al suo splendore originario.


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