Un Sogno
Ci sono storie
che davvero uno non sa da dove cominciare. Soprattutto se si ha la
pretesa di non tenerle per se e che altri le leggano. In genere in
questi casi mi trovo a contemplare il foglio, o in questo caso lo
schermo, chiedendomi se sarà meglio parlare di eventi intensi e recenti,
o sviluppare un percorso conseguente che porti il lettore a comprendere
al meglio la situazione attraverso il concatenarsi, e il succedersi
delle cose nel corso degli anni?
Inizierò
da un fatto che con le vicende che intendo raccontare ha forse poco
a che fare, e che immagino possa poco riguardare chi legge. La mia
speranza è che così facendo i lettori che non perderanno la loro attenzione
nel leggere queste pagine, saranno i più motivati e più adatti a condividere
questa che in fondo è una questione di cuore.
Nell’estate
del nuovo millennio, forse un po’ trascinato dal vento del nuovo e
del positivo che a me, e a quelli tra di voi come me, ottimisti, l’anno
nuovo aveva portato, presi la decisione di liberarmi del vizio del
fumo. Tutto sommato ormai mi sentivo un paria, e non avevo ragione
vera di perseverare in quello che ormai aveva anche cessato di essere
un piacere. Aiutato in questo dalla consapevolezza della mia dipendenza
dalla nicotina decisi di procedere con tutte le armi disponibili dalla
preparazione teorica, all’autotraining, dalle diete specifiche ai
farmaci di ultima generazione. Dopo una preparazione di un paio di
mesi il 28 luglio del 2001, io e il mio amico Maurizio, accendemmo
insieme la nostra ultima sigaretta. Inevitabilmente il mio pensiero
corse alla prima…
Il Principio
Nel 1978
si era da poco scoperta la magia delle isole greche dello Ionio Settentrionale.
Io diciottenne ero seduto nella piazza del porto di Paxos e guardavo
alle due del pomeriggio i pochi tavoli della taverna dove avevamo
deciso di bere un aperitivo. In quegli anni accanto all’ebbrezza
delle regate sulle piccole barche, iniziavamo a coltivare il
piacere ed il fascino quasi hemingwaiano della navigazione a vela
in altomare. Avevamo vacanze lunghissime di un nostro quasi coetaneo
baciato dalla fortuna di possedere una barca a vela di 10 metri.
Accanto al
rito della navigazione cercavamo di ricalcare con meticolosità le
caratteristiche vere o presunte di marinai di alto mare dedicandoci
all’alcool, alle donne e alla letteratura. Queste pratiche tutte seguite
in ordine confuso, e a volte in aperto conflitto, ci portavano alla
fine in uno stato di indecisione tra il navigare senza scalo e il
cedere alle seduzioni dei porti, finendo quasi sempre per abbracciare
la seconda opportunità quando ormai o i bar erano chiusi o le ragazze
più carine tutte altrove..
Quella mattina
di agosto il bar era aperto, ed avevamo avuto la fortuna di trovare
un barman all’altezza dei nostri miti letterari. Fu infatti mentre
sorseggiavo il mio secondo martini cocktail, a stomaco rigorosamente
vuoto, che il mio amico mario tirò fuori un elegante pacchetto di
sigarette di stile liberty con un cammello disegnato, estrasse una
sigaretta e l’accese. Sino ad allora avevo sempre provato disgusto
per il fumo, trovavo insopportabile l’odore del tabacco, e non appena
provavo ad aspirare una sigaretta iniziavo una frenetica serie di
colpi di tosse.
Ma quella
volta, trovandomi a favore di vento, senti il fresco profumo del tabacco
non ancora bruciato. Pensai forse se fumo una sigaretta senza aspirarla
la troverò piacevole. Così chiesi al mio stupito amico di darmi una
delle sue Camel senza filtro. L’accesi, e ne aspirai la prima boccata.
Per la prima volta nella mia vita non feci un solo colpo di tosse.
Invece sentii un’onda di calore partirmi dalle estremità verso il
cervello, mentre tutti i segnali percettivi diventavano un po meno
nitidi. Avevo iniziato a fumare…
Un Colpo di Fulmine
Quella fu
solo la prima di una serie lunghissima di sigarette. Sembra quasi
una beffa che molti anni dopo, e proprio quando avevo ormai smesso
di fumare il fumo, anzi il fuoco, decidesse di colpirmi.
Erano le
15.30 del 18 settembre 2001, nessuno di noi probabilmente aveva capito
cosa sarebbe cambiato dopo ground zero, io come molti stavo facendo
ancora i conti con la paura, e cercavo di fare in modo di consentire
il massimo della normalità alla mia vita compatibile con lo sdegno
per l’atrocità. Insomma come per tutti non era un bel momento.
Quel giorno
un rappresentante di una grande società interessata ad affidarci i
propri prodotti era venuto a trovarci.
Io sono socio
di una piccola società specializzata in sistemi di osservazione della
terra da satellite, e la riunione ormai volgeva al termine. A un certo
punto la mia segretaria pallida in volto entrò nella sala riunioni,
si avvicinò al mio diretto re marketing balbetto qualche parola ed
usci di fretta.
Enrico si
avvicinò a me con il sorriso di quando vuole spiegare ad un cliente
il bug di un nostro software e disse, guarda che hanno chiamato dal
circolo pare che un fulmine abbia danneggiato alcune barche, la tua
sembra a posto ma meglio che vai…
Fortunatamente
i miei uffici distano 50 metri dal mio ormeggio, un corsa lungo le
scale, un saluto frettoloso al francese esterrefatto, e sono al circolo.
L’arrivo non promette nulla di buono in lontananza vedo una colonna
di fumo nero e delle fiamme alte di colore arancione, un auto dei
pompieri impotente è arrestata all’inizio del pontile galleggiante
…
Una lunga
striscia di fuoco si alza da copriranda della mia barca.
Non so bene
come descriverlo ma come mi hanno poi spiegato un motoscafo cabinato,
due barche sopravvento alla mia, aveva preso fuoco,
a causa del vento questo si era propagato alla sovrastruttura
del motoscafo che mi era accanto, infine alcuni teli di vetroresina
incendiata avevano appiccato fuoco alla mia randa.
Al mio arrivo
il peggio era passato dopo un primo momento di vero mancamento ho
iniziato a cercare di quantificare i danni. In realtà la barca prontamente
allontanata dall’unico marinaio in servizio non aveva per fortuna
riportato danni allo scafo. La coperta in teak sul lato sinistro riportava
delle bruciature sparse così come l’elegante tughetta e i vetri laterali
avevano accusato il colpo. La randa non esisteva quasi piu insieme
alla dog house e ovviamente a tutte le cose di plastica o in polimero.
Il tender ancora gonfio a prua aveva un po’ riparato la prua dall’incendio
ma si era disintegrato.
Ormai il
vento soffiava di meno, il cielo si era aperto e proprio sulla prua
della mia barca si era aperto un fantastico arcobaleno. Non so come
ma in quell’istante capii che Jadran era salva e sarebbe ritornata
al suo splendore originario.
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