2002
Disegno n° 2481.1
LOA, m 12.30
LWL, m 10.40
BEAM, m 3.90
DRAFT m 1.90
SUP. VELICA: mq. 68
Motore
Yanmar
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A Padenghe sul Garda, poco distante
da Desenzano, in quella parte della nostra Penisola nota per avere
generato tanti uomini seri e dediti totalmente al proprio lavoro,
si trovano i capannoni di Zuanelli, al coperto dei quali, oltre
ai numerosi nidi di rondini che rendono l'atmosfera serena e piacevole,
vedono i propri natali e trovano riparo e amorevoli cure le barche
forse tra le più belle e meglio costruite che la cantieristica mediterranea
sia oggi in grado di offrire: i velieri di Zuanelli, sei modelli
da 30 a 50 piedi, costruiti su disegno di Sparkman & Stephens, Roberto
Starkel e Alain Jazekel. L'azienda fu fondata nel 1972 con il preciso
proposito di diventare l'importante realtà che è oggi, dal capostipite
della famiglia Piero Zuanelli, che ancora oggi, coadiuvato dall'abilissima
e attenta consorte, la Signora Fiore Angela, è l'anima trainante
del cantiere, passato ormai nelle mani dei figli, Francesca e Mario.
Quest'ultimo, quarant'anni appena compiuti, si può definire il cantautore,
il poeta delle proprie barche. Se avrete la fortuna di andare a
visitare il cantiere e sarete accompagnati appunto da Mario, non
potrete fare a meno di ascoltarlo con appassionata partecipazione,
e forse anche un po' di invidia, per il suo poter "vivere" con trasporto
totale la nascita e crescita di questi gioielli. Non si devono però
scordare le maestranze, in particolar modo i carpentieri, che, partendo
da un tronco di teak o ciliegio sono in grado di creare un oggetto
d'arte. Mario Zuanelli infatti non cessa di ripetere di essere un
grande amante della vetroresina, ma limitatamente al suo utilizzo
quale materiale per costruire scafi e coperte, tutto il resto deve
essere realizzato in pregiate essenze di legno. Ed è proprio per
questa ragione che in cantiere sono alla continua ricerca di "giovani
di bottega" da allevare (a volte per tre/quattro anni), fino a quando,
terminato l'oneroso apprendistato, vengono promossi al grado di
"maestri d'ascia" e diventano i veri artefici della trasformazione
in realtà dei sogni dei clienti. Tutte le barche Zuanelli sono custom
made, anche quelle di 10 metri. Questa caratteristica è insolita,
soprattutto per le piccole imbarcazioni che generalmente sono realizzate
esclusivamente in serie. L'armatore di una barca Zuanelli è (deve
esserlo) un grande appassionato e un po' feticista, è disposto ad
attendere qualche settimana o mese in piu' rispetto ad altri cantieri
prima di potere avverare il proprio sogno di divenire armatore,
perché qui non si costruiscono più di due o al massimo tre imbarcazioni
alla volta. L'azienda infatti, per precisa scelta, conta solo una
dozzina di persone impiegate a tempo pieno. Non si presenta certamente
come le grandi catene di montaggio francesi, e neppure con la tipica
organizzazione teutonica, anzi, nei capannoni di Padenghe regna
sovrano un apprezzabile disordine, tipico e caratteristico di chi
non dedica troppo tempo e mezzi all'aspetto esteriore, ma piuttosto
al prodotto. Anche i depliants del cantiere rispecchiano questa
filosofia, non sono infatti stampati su carta patinata da 300 grammi
e disegnati da grafici famosi, e illustrati con costose fotografie
di maestri dello scatto, ma sono fogli assemblati in casa, con le
informazioni che servono. Qui si bada alla sostanza e non all'apparenza.
Un'altra rarità, non solo in Italia ma anche in Nord Europa dove
normalmente assemblano scafi prodotti da terzi, è che a Padenghe
tutta la vetroresina è lavorata in casa, in un apposito capannone
a temperatura controllata. Gli scafi, una volta estratti dallo stampo,
vengono trasferiti in un altro capannone, dove si procede al montaggio
delle paratie (strutturali e resinate allo scafo/coperta) e le coperte,
opportunamente sigillate, sono saldamente avvitate con bulloni passanti
a distanza ravvicinata (uno ogni 10 centimetri) sulla larga flangia
ricavata nello stampo dello scafo. Come se ciò non bastasse, la
giunzione scafo/coperta viene tutta "fazzolettata", lavoro che per
una imbarcazione di 40' impegna due artigiani per una intera settimana.
Il teak di coperta, se il cliente lo richiede (legno massello dello
spessore di 12 mm finito), proviene anch'esso dallo stock messo
a stagionare anni prima in una angolo del vasto capannone, viene
tagliato in lunghe doghe, di sezione larga, e posato con una cura
e meticolosità che è difficile da descrivere. Ogni doga o pezzo
di cornice è incollata e non avvitata, al fine di evitare di forare
la coperta, e di non doversi trovare dopo pochi anni a preoccuparsi
dei tappi sopra le viti che "saltano". I bulbi alari a profilo NACA
sono realizzati in fusione di piombo al 4,5% di antimonio, sono
fissati agli scafi tramite i loro prigionieri annegati, con dadi,
controdadi e contropiastre su una struttura armata in chiglia. Gli
skeg sono strutturali e armati, i timoni hanno anima e losca in
bronzo (solo nel 50 piedi è invece in acciaio
AISI 316 L), tutti i passascafi e le prese a mare sono in bronzo
marino, la ferramenta di coperta è perfetta (bisogna vedere le barche
di vent'anni prima i cui pulpiti e candelieri sono tutt'oggi immacolati
e privi di quelle brutte "gore" giallastre, per apprezzarne in toto
la qualità esecutiva e dei materiali), ogni particolare, anche il
più piccolo e apparentemente insignificante viene discusso tra un
componente della famiglia Zuanelli e l'armatore, fino a trovare
una perfetta soluzione. L'impianto elettrico, con il quadro e tutti
i cablaggi (vera nota dolente della maggior parte delle imbarcazioni
moderne) è progettato e viene controllato dallo studio di Davide
Zerbinati, e questa, soprattutto per i lettori di Bolina, dovrebbe
essere una garanzia che non necessita ulteriori approfondimenti.
Insomma, a poco più di un'ora di macchina dal centro di Milano esiste
un cantiere che non è diverso dal vecchio sarto di famiglia e che
non teme confronti con i forse più famosi cantieri Nordici. Zuanelli
si prende anche carico di effettuare ristrutturazioni sulle proprie
barche che lo necessitino, anzi, bisogna dire che in famiglia sono
ben contenti di potere lavorare su una barca vecchia di 25 anni
o più, perché è un'ottima occasione per potere verificare in prima
persona le tecniche adottate anni prima nella costruzione, ed eventualmente
apportare le necessarie modifiche (sono bravi, ma neppure loro sono
perfetti!). E' per questa ragione che diversi armatori sono ben
lieti di sopportare le non poche peripezie e ingenti spese di trasporto
dai litorali salati al piazzale di Padenghe, per trasportare le
proprie creature al cantiere d'origine, quando si renda necessario
eseguire un importante lavoro di ristrutturazione. Tutti i velieri
di Zuanelli sono stati concepiti espressamente per il diporto nautico,
nel commissionare i progetti non vi è stata nessuna mezza misura
o assurdo pentimento del genere "voglio una comoda barca da crociera
ma con doti velocistiche da pretendente al trofeo di Coppa America".
Dopo avere rilevato lo stampo della gloriosa Alpa 34 nel 1977 (disegno
Sparkman & Stephens 70 unità varate con la sigla Z34), Pietro Zuanelli
decise che era venuto il momento di contattare lui stesso il glorioso
studio di New York e di commissionare un progetto ad hoc per una
barca di 12 metri. Fu così che Alan Gilbert, allora capo ingegnere
di S&S, elaborò espressamente per la Zuanelli le linee d'acqua del
Tartan 40 (disegno S&S 2481) e realizzò lo Z40: opera viva classica,
grandi doti marine, appendici aggiornate, coperta completamente
nuova e studiata con la tipica intelligenza e praticità per cui
lo studio si è reso famoso nel mondo intero, soluzioni interne (ogni
allestimento è costruito secondo le precise esigenze del committente)
pratiche ed efficienti. L'ultima varata di questa più che fortunata
serie, la numero 35 (il nome della barca lascia chiaramente intendere
quale sia il suo punto d'arrivo: Taipì…), gode rispetto ai primi
scafi, di notevoli aggiornamenti tecnici, che si riferiscono in
principal modo all'utilizzo della pompa sottovuoto nel realizzare
le parti in vetroresina, dell'uso della resina vinilestere, decisamente
più leggera della poliestere e con maggiori garanzie contro l'osmosi,
di una coperta in sandwitch con "pelle" in aramat e interno in quadrettato
di airex, stessa tecnica utilizzata per l'opera morta dello scafo.
Tutti questi aggiornamenti hanno permesso un risparmio di quasi
800 Kg. Rispetto al progetto originario, a totale beneficio della
rigidità complessiva e delle caratteristiche marine. Gli alberi
sono, salvo diversamente chiesto dall'armatore, allestiti appositamente
da Cariboni, e anch'essi sembra debbano durare in eterno. Anche
se lo Z40 è certamente la "barca simbolo" del cantiere Zuanelli,
non possiamo non spendere anche qualche parola per alcuni dei loro
modelli meglio riusciti, che non sono certamente inferiori come
qualità, come ad esempio il 30 piedi Fax (il progettista era solito
inviare i disegni a mezzo facsimile, in un'epoca in cui non c'era
ancora la posta elettronica, e quindi parve naturale chiamare Fax
il nuovo modello!), disegnato dal genio sregolato di Alain Jezkel,
e l'ammiraglia, una barca di 50 piedi armata a sloop eseguita su
disegno di Roberto Starkel, il famoso progettista triestino, meticoloso
e attento, capace di fornire disegni esecutivi di dettagli di una
precisione imbarazzante, che per questo veliero ha disegnato linee
d'acqua moderne e un layout di coperta e interni più che classici.
Alla realizzazione delle barche Zuanelli collaborano diverse persone
esterne, tra cui non si può non citare Alessio Liuni, designer romano,
giovane e brillante, forte di un'esperienza insostituibile alle
spalle: è stato allievo di S&S a New York. Dopo questa descrizione
su Zuanelli ci si domanderà se i prezzi che si devono mettere in
budget per divenire proprietari di questi velieri vadano di pari
passo alle capacità costruttive dei loro "padri", e invece ci si
scontra con una realtà completamente diversa, piacevole e incredibile,
soprattutto se si effettuano confronti con altre barche italiane
di pari dimensioni (con quelle straniere poi la differenza è quasi
esponenziale), che comunque non godono di questa classe e qualità.
Gli Zuanelli infatti hanno un prezzo altamente competitivo, per
quanto riguarda la qualità non facciamo paragoni, non sarebbe leale
per tanti altri! Nella storia del cantiere ci sono ben otto diversi
modelli: Z 401, (S&S, 4 unità), Fax (Jazequel, 30 unità), Z 21'
(S&S, 35 unità), Z 30 (S&S, 40 unità), Z 34 (S&S, 70 unità), Z 42
(S&S, 4 unità, non più in produzione), Z 40 (S&S, 35 unità) e Z49
(Starkel, 4 unità).
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